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Alla scoperta di Trastevere

Trastevere rione popolare e internazionale. Vivace e racchiuso, dal nome latino Trans Tiberim, al di là del Tevere, che lo rende un po' scostante e orgoglioso. Trastevere set cinematografico di film storici, da La Notte Brava a James Bond, casa del regista Bernardo Bertolucci e del cinema Nuovo Sacher di Nanni Moretti. Angolo di città rifugio degli artigiani e degli artisti ambulanti. Quel miscuglio che incanta i turisti stranieri fatto di sanpietrini scaccia-tacchi e case medievaleggianti. "A Trastevere io sono Nannarella, quella vera, sboccata e trasandata. Tra gli aromi e i sapori delle trattorie trovo il mio duplice volto, in perenne altalena tra le lacrime inconsolabili e le risate irrefrenabili", disse l'attrice Anna Magnani.

Chiesa di Santa Maria della Scala

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Storia

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La chiesa fu costruita nel 1593-1610 per contenere l'icona della Madonna della Scala, conservata nel braccio settentrionale del transetto, assieme ad una statua di san Giovanni della Croce. La tradizione afferma che nel 1592 questa icona, posta sulla scala di una casa vicina, avrebbe miracolosamente guarito un bambino deforme dopo le preghiere della di lui madre. Il papa Clemente VIII affidò il progetto a Francesco Cipriani da Volterra, che morì tuttavia un anno dopo. Con la bolla Sacrarum Religionum del 20 marzo 1597 la chiesa, ancora in costruzione, viene affidata ai carmelitani scalzi. Dopo il completamento dell'interno nel 1610, la facciata fu terminata nel 1624.

Nel 1664 papa Alessandro VII elevò la chiesa a diaconia cardinalizia.

Nel 1849 durante la Repubblica Romana la chiesa fu adibita ad ospedale: tra i vari patrioti che vi troveranno la morte c'era anche Andrea Aguyar, il "moro di Garibaldi".

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Descrizione

La facciata di Santa Maria delle Scala presenta due ordini di paraste raccordate da volute ed è realizzata in travertino fino all'altezza delle nicchie laterali. Al di sopra del portale, a cui si accede da una gradinata, una nicchia ospita la statua della Madonna con Bambino scolpita da Francesco di Cusart.

All'interno la chiesa ha pianta a croce latina, con un'unica navata affiancata da tre cappelle per lato. Il pavimento, ricco di lapidi sepolcrali, si presenta nel rifacimento compiuto nel 1739.

L'altare maggiore, dedicato al Salvatore, risale al 1650; progettato da Carlo Rainaldi, è sormontato da un baldacchino a tempietto sorretto da sedici colonne corinzie in alabastro a pecorella e listate di bronzo dorato, e decorato tra quattro statuine di apostoli in terracotta dipinte ad imitazione del bronzo. Al centro conserva un Agnello dell'Apocalisse in bronzo dorato. L'altare fu riconsacrato nel 1725 da papa Benedetto XIV. Come pala d'altare è presente una Madonna del Carmine di Giuseppe Peroni datata al 1737.

Il coro, la navata e il braccio settentrionale del transetto sono decorati con pitture che riproducono delle modanature, mentre il transetto meridionale è decorato con vere modanature in stucco.

Il profondo coro è chiuso sul fondo da un'abside, e ospita le tele del Battesimo di Cristo e delle Nozze di Cana a destra, e quelle dell'Ultima Cena e dell'Ascensione di Cristo sul lato opposto; al centro dell'abside si trova un dipinto del Cavalier d'Arpino, Regina Coeli con Bambino. Il catino absidale è affrescato con un Redentore in trono con la Vergine e i santi.

Subito dopo l'altare maggiore vi è la sacrestia sulle cui pareti si addossano statuette in cartapesta dei dodici apostoli realizzate dopo che le originali in bronzo furono trafugate nel periodo napoleonico.

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Spezieria

Nei pressi della chiesa c'è un monastero famoso per aver ospitato nel XVII secolo la farmacia della corte papale: ancor oggi sono conservati l'arredamento e gli strumenti dell'epoca. L'antica Spezieria si trova al primo piano del convento dei Carmelitani Scalzi, sopra la farmacia ancora in funzione. Fu aperta agli inizi del Settecento e riforniva i pontefici e le loro famiglie, godendo di privilegi ed esenzioni fiscali.

Si conservano gli scaffali settecenteschi, con gli albarelli ancora pieni, mentre rimedi, ricettari ed erbari sono disposti come se la spezieria fosse tuttora attiva. Dell'arredo fanno parte due scritte in latino: ”Né l'erba li guarì né la miscela; sì la tua parola, Signore, la qual sana ogni cosa” e ”Dalla terra l'Altissimo creò i medicamenti: l'uomo prudente non li avrà in dispregio”.

Nell'adiacente laboratorio liquoristico, risalente alla prima metà dell'Ottocento, sono conservati gli strumenti usati per la distillazione, di cui negli ultimi anni il convento ha, però, sospeso la produzione.

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Spezieria di Santa Maria della Scala

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  • Antica Spezieria Santa Maria della Scala (26)

Storia

Istituita nella seconda metà del Cinquecento, e una delle più antiche di Roma, la spezieria di Santa Maria della Scala era il luogo dove i romani si recavano per trovare rimedi alle proprie malattie anche se in origine l'uso era riservato, secondo la regola dell'ordine, ai soli frati carmelitani scalzi che la gestivano; aperta al pubblico alla fine del Seicento ha continuato ininterrottamente ha elaborare i prodotti galenici fino al 1954, quando i carmelitani scalzi, studiosi di chimica e ricercatori scientifici, abbandonarono la produzione dei loro preparati che realizzavano coltivando le spezie nei giardini del convento. Attualmente è stata riaperta al pubblico.

Lo studio dei frati sulle spezie arrivò a tale fama che, come rilevabile da un dipinto nell'atrio della farmacia in cui è rappresentato "fra Basilio della Concezione (1727-1804) che impartisce lezioni ad un gruppo di discepoli", fu aperta una scuola per tutti, frati e laici; parimenti la spezieria acquisì notevole prestigio tanto da divenire la "farmacia dei Papi" che, beneficiando dei suoi preparati sin dal tempo di Pio VIII, le concessero privilegi purché, come ebbe a stabilire Gregorio XVI, i "capi-speziali si munissero dell'alta matricola, i giovani e i subalterni della bassa".

Una delle pozioni preparate dalla spezieria era la theriaca preparata fino alla metà del secolo scorso. Tra gli altri rimedi della spezieria vi è l'Acqua della Scala, una lavanda antinevralgica usata per le malattie delle prime vie respiratorie, i dolori reumatici e le allergie, l'acqua di melissa, usata come calmante, e l'acqua della Samaritana, un arcaico disinfettante.

Antica Spezieria Santa Maria della Scala (26)

Gli ambienti della spezieria sono invariati dal 1700 e così articolati:

Sala delle vendite

In questa sala vi sono scaffali lignei ove sono ancora custoditi gli attrezzi originari, tra l'altro: vasi, rocchetti, torrette di distillazione ed alcune boccette che contengono la teriaca (o, secondo altre fonti, theriaca). Il soffitto è ricoperto di tendaggi dipinti e dorati. Su uno degli scaffali vi è un ritratto di santa Teresa d'Ávila.

Una sala dietro il bancone di vendita

In questa sala si custodivano delle sostanze elementari in alcune scatole in legno di sandalo che non venivano attaccate dai tarli. Sulle ante degli armadi sono dipinti alcuni medici famosi dell'antichità tra cui Ippocrate, Galeno e Avicenna.

Il laboratorio

Nel laboratorio erano preparati i distillati per le medicazioni.

Una stanzetta presso il laboratorio

In questa stanzetta è una sterilizzatrice e un attrezzo atto a trasformare i medicamenti in pillole.

 

Basilica di Santa Maria in Trastevere

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  • Santa Maria in Trastevere, Rome

Storia

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La basilica, secondo la tradizione, venne fondata da papa Callisto I (217 - 222), nel luogo in cui dal terreno sgorgò dell'olio, e compiuta da Giulio I (337 - 352).

Durante l'VIII e IX secolo, vennero aggiunte le navate laterali, risistemato il presbiterio e scavata la confessione, nella quale furono poste le spoglie di alcuni martiri tra cui quelle di san Callisto, fondatore della basilica.

La struttura architettonica attuale risale alla ricostruzione effettuata nel 1138 - 1148, con materiale in parte di spoglioproveniente dalle Terme di Caracalla, e voluta da papa Innocenzo II (1130 - 1143). Il pontefice non riuscì a vedere il compimento e decorazione della basilica, ma lasciò, tuttavia, i mezzi economici necessari per condurre a termine i lavori.

Nel XVI secolo, il cardinale austriaco Marco Sittico Altemps (1533 – 1595) fece realizzare la Cappella della Madonna della Clemenza e alcune di quelle laterali su progetto di Martino Longhi il Vecchio.

Nel 1702, papa Clemente XI fece riedificare il portico e modificare la facciata su progetto di Carlo Fontana.

Durante il pontificato di Pio IX, tra il 1866 ed il 1877, la chiesa fu sottoposta ad un articolato restauro per opera dell'architetto Virgilio Vespignani.

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Descrizione

La facciata conserva nella parte superiore un mosaico del XIII secolo, raffigurante Maria in trono che allatta il Bambino: è affiancata da dieci donne recanti lampade. La facciata è preceduta dal portico progettato da Carlo Fontana (1702).

Sulla sommità del campanile romanico, si vede un mosaico raffigurante laMadonna col Bambino, in una nicchia.

All'interno, a tre navate su colonne ioniche e corinzie architravate, si notano il bel soffitto ligneo, disegnato da Domenichino (autore anche dell'Assunzioneal centro) e alcune pitture risalenti al restauro del XIX secolo, sotto papa Pio IX. Nella prima cappella della navata destra si trova Santa Francesca Romana di Giacomo Zoboli mentre nella seconda cappella la Natività di Etienne Parrocel.

Nella conca dell'abside si può ammirare un mosaico raffigurante la Vergine e Cristo assisi sullo stesso trono (XII secolo), ornato, nella parte inferiore, da Storie della Vergine, sempre a mosaico, opera di Pietro Cavallini (1291).

Secondo un'accreditata ipotesi (Ernst Kitzinger) l'iconografia del catino absidale è probabilmente allusiva alla grande processione che nel medioevo si teneva a Roma la notte dell'Assunta. In questa occasione l'icona acheropita del Salvatore dal Laterano veniva solennemente condotta a Santa Maria Maggiore (maggiore chiesa mariana di Roma), al cospetto della celebre icona della Salus populi romani. Quasi un abbraccio tra Madre e Figlio. La processione peraltro prevedeva una tappa intermedia presso un'altra importante chiesa mariana, Santa Maria Nova presso il Foro romano (attuale Santa Francesca Romana). Anche qui vi era un incontro tra icone, custodendo anche questa chiesa una venerata immagine della Vergine. Ed è forse proprio questa seconda icona che fa da modello alla raffigurazione della Vergine nel mosaico trasteverino. La tesi di Kitzinger è basata, oltre che su assonanze stilistiche tra la decorazione musiva e le citate icone (specie tra il volto di Cristo del mosaico e l'acheropita lateranense), sul fatto che entrambe le figure centrali del mosaico hanno in mano dei cartigli con passi del Cantico dei Cantici. È documentato che durante la processione dell'Assunta si cantassero (come ancora oggi) antifone e sezioni da questo Libro della Bibbia.

La prima cappella della navata sinistra è la cappella Avila, con stucchi in stile barocco di Antonio Gherardi (1680). Tra la quarta e la terza cappella v'è la tomba diInnocenzo II opera dell'architetto Virginio Vespignani che tra il 1866 e il 1877 eseguì un restauro stilistico della chiesa. Nella terza cappella lunette, soffitto e pala d'altare di Ferrau Tenzone.

Tra le altre opere d'arte si segnala l'icona della Madonna della Clemenza o Madonna Theotókos, preziosissimo esemplare risalente forse al VI secolo (ma alcuni storici suppongono all'VIII), dalla rigida frontalità e i colori smaglianti messi in relazione con il primo strato di affreschi della chiesa di Santa Maria Antiqua. La cappellaAltemps risale alla fine XVI secolo.
La basilica ospita le reliquie di San Giulio I e le salme di San Callisto I ed Innocenzo II.

 

Villa Farnesina

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La villa Farnesina (o villa della Farnesina) è un edificio storico di Roma. [Read in english]

Si trova su via della Lungara, nel rione Trastevere, nel Municipio I ed è uno degli edifici rappresentativi dell'architettura rinascimentale del primo Cinquecento. Progettata da Baldassarre Peruzzi fu il prototipo della villa suburbana romana e la sua realizzazione ebbe notevole risonanza, anche perché a partire dal 1511, completate le murature, la residenza fu affrescata secondo un programma iconografico di straordinaria ampiezza affidato ai più grandi artisti del periodo: lo stesso Peruzzi, Sebastiano del Piombo, Raffaello Sanzio e la sua scuola (compreso Giulio Romano) e Il Sodoma.

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Storia

Fu costruita dal 1506 al 1512 dal giovane Peruzzi per il ricchissimo banchiere senese Agostino Chigi, grande mecenate e personaggio di spicco nella Roma di inizio Cinquecento, che aveva accumulato una grande fortuna dai proventi della vendita dell‘allume della Tolfa e che godeva della protezione di papa Giulio II prima, e Leone X poi[1]. La Farnesina, che all'epoca era detta semplicemente villa Chigi, fu la prima villa nobiliare suburbana di Roma ed ebbe fin dall'inizio un grande risalto, venendo presto citata e imitata. Gli interventi architettonici, sebbene potevano dirsi conclusi nel 1512, si protrassero per altri lavori fino al 1520.

Con la morte del Chigi, nel 1520, la villa decadde e venne depauperata degli arredi e delle opere d'arte. Nel 1580 fu acquistata dal cardinale Alessandro Farnese ed ebbe così il nome attuale. A tale periodo risale un progetto, non realizzato, per collegare, con un passaggio coperto, Palazzo Farnese con la Farnesina. Nel 1714 divenne di proprietà dei Borbone di Napoli e nel 1864vi si insediò l'ambasciatore Bermudez de Castro, che, due anni dopo, promosse una serie di pesanti restauri. Nel 1884l'apertura del Lungotevere comportò la distruzione di una parte dei giardini e della loggia sul fiume, che forse era stata disegnata da Raffaello.
Dal 1927 appartiene allo Stato italiano, che l'ha fatta restaurare nel 1929-1942 per destinarla all'Accademia d'Italia a più riprese nel 1969-1983. Oggi è utilizzata dall'Accademia dei Lincei come sede di rappresentanza e ospita, al primo piano, il Gabinetto nazionale delle stampe.

La loggia

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Nella loggia è dipinto il ciclo con le Storie di Amore e Psiche, tratte da Apuleio, opera di Raffaello e dei suoi allievi (Raffaellino del Colle, Giovan Francesco Penni, Giulio Romano), in cui le scene sono inserite in un intreccio di festoni vegetali, opera dell'altro allievo Giovanni da Udine (1517, ripassate da Carlo Maratta nel 1693-1694). Gli affreschi vennero sicuramente disegnati da Raffaello, ma la stesura spetta soprattutto alla sua scuola. La presenza degli intrecci vegetali accresce il senso dicontinuum della loggia con il giardino; vi sono riconoscibili la bellezza di circa duecento specie botaniche, soprattutto domestiche, tra cui anche numerose piante importate dalle Americhe, scoperte solo pochi anni prima.
Al centro del complesso sistema figurativo spiccano le grandi rappresentazioni del Concilio degli dei e del Convito nuziale, tra finti arazzi tesi tra festoni. Nei peducci si trovano i vari episodi delle Storie di Amore e Psiche. Nelle vele sopra le lunette putti con gli attributi delle varie divinità.

Le peripezie di Psiche ripercorrono la medesima travagliata salita sociale di Francesca Ordeaschi, amante di Agostino Chigi, che da cortigiana si elevò al rango di moglie legittima del banchiere.

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Una delle sale contigue alla loggia è la Sala di Galatea, un tempo con archi aperti sul giardino, che vennero chiusi nel 1650. La sala deve il nome all'affresco di Raffaello con il Trionfo di Galatea, che rappresenta la ninfa su un cocchio tirato da delfini, tra un festoso seguito di creature marine. Accanto all'affresco di Raffaello si trova il monumentale Polifemo di Sebastiano del Piombo (1512-1513), prima opera dell'artista veneziano a Roma, arrivato proprio al seguito del Chigi.

Sala delle prospettive

Al piano superiore si trova la sala delle prospettive, dipinta illusionisticamente nel 1518-1519, da Baldassarre Peruzzi e aiuti, come se fosse una loggia. Gli affreschi vennero completamente ridipinti nel 1863, ma recuperati dai restauri del 1976-1983. Qui Agostino Chigi tenne il suo banchetto nuziale nel 1519.

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Ai lati del Salone Peruzzi dipinse due finte logge con colonne e archi, affacciate su vedute di Roma, tra cui una vista di Trastevere e una agreste. Sopra il camino si trova la Fucina di Vulcano. Il lungo fregio che cinge l'ambiente nella parte superiore delle pareti raffigura scene mitologiche eseguite dal Peruzzi e dalla sua bottega, intervallate da finti bassorilievi con erme femminili.

Nella sala delle prospettive è facile individuare sulle pareti incisioni e graffiti vandalici risalenti al sacco di Roma del 1527compiuti da lanzichenecchi che bivaccarono nella villa.

Sala delle Nozze di Alessandro e Rossane

L'attigua camera da letto era usata dal Chigi e dalla sua consorte[9]. Venne decorata da affreschi del Sodoma (1517), con scene della vita di Alessandro Magno, soggetto destinato a glorificare il committente, identificato con il personaggio della classicità.

Particolarmente conosciuta la scena delle Nozze di Alessandro e Rossane, affrescata sull'intero lato nord, basata su fonti letterarie classiche, nel tentativo archeologizzante di ricostruire, attraverso la descrizione fatta da Luciano di Samosata, un dipinto del pittore greco Aezione. Nell'affresco sono frequenti i richiami all'imminente matrimonio di Alessandro e Rossane, dai puttini alati alla fiaccola accesa sostenuta dal dio Imeneo, emblema delle nozze, ritratto alle spalle del seminudo Efestione, compagno del condottiero. Gli altri episodi legati al ciclo del condottiero sono la Famiglia di Dario davanti ad Alessandro, sulla parete est, Alessandro Magno doma Bucefalo, nel quale è riconoscibile, specialmente nella parte destra, la mano di un collaboratore, e Alessandro in battaglia nella parete sud. Del Sodoma anche Vulcano alla forgia con alcuni amorini che gli porgono dei dardi.

Esiste anche una lettura ermetica di questi affreschi del Sodoma, con analogie tra un significato manifesto della narrazione e uno latente, di ermeneutica alchemica, con le quattro fasi della Grande Opera (nigredo, rubedo, citrinitas, albedo) descritte con simboli crittografici.

Questi affreschi, ritoccati da Carlo Maratta, vennero restaurati nel 1974-1976.

L'elaborato soffitto a cassettoni, disegnato da Peruzzi, mostra dodici piccoli riquadri con scene dalle Metamorfosi di Ovidio, eseguiti poi dal Maturino aiutato probabilmente da un giovane Polidoro da Caravaggio.

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Museo di Roma in Trastevere

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Restaurato fra il 1969 e il 1973 fu riaperto al pubblico nel 1977 con la denominazione di "Museo del Folklore e dei Poeti Romaneschi"; l'esposizione permanente era costituita da materiali provenienti dal Museo della città di Roma presso l'ex Pastificio Pantanella alla Bocca della Verità (1930-1939), poi esposti a Palazzo Braschi, relativi a scene di vita quotidiana romana tra fine Settecento e inizio Novecento. [Read in english]

Si tratta di materiali abbastanza eterogenei - dipinti dal tardo XVIII secolo a tutto il XIX secolo, scene romane e scenografie dei mestieri dell'800 ricostruite con manichini a grandezza naturale, il presepe romano ambientato nel XVIII secolo su bozzetto di Angelo Urbani del Fabbretto, al quale si ispira il presepe installato ogni anno sulla scalinata di piazza di Spagna, le statue parlanti romane, gli acquerelli di "Roma sparita" di Ettore Roesler Franz, e la cosiddetta "stanza di Trilussa" (materiali rinvenuti nello studio di Trilussa, ma riordinati dopo diversi anni dalla morte) - il cui filo comune è il tentativo di conservazione della memoria di alcuni aspetti della città che andarono perduti in gran parte già dall'unità d'Italia.

Il museo è stato ulteriormente ulteriormente ristrutturato (e riaperto nel 2000), per creare al pianterreno spazi destinati a mostre ed eventi temporanei.

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